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	<title>duemme web - BlOg</title>
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	<description>La vita è come una bicicletta, per rimanere in equilibrio bisogna muoversi. (Albert Einstein - 5/02/1930) / Ea vita se come ea scaeta de un ponaro, curta e piena de merda. (Anonimo)</description>
	<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 07:32:48 +0000</pubDate>
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		<title>Italia a carbone&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 07:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zanke</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Greenpeace carbone centrale]]></category>

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		<description><![CDATA[E siamo a tre!
Nel corso della pausa vacanziera il Ministro dell&#8217;ambiente Stefania Prestigiacomo ha &#8220;firmato&#8221; anche gli altri due decreti VIA per la centrale di Vado Ligure (ampliamento) e Fiume Santo (sostituzione), che con Porto Tolle fanno tre progetti per centrali a carbone, come del resto ci aspettavamo.
Due decreti sono già stati pubblicati sulla Gazzetta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E siamo a tre!<br />
Nel corso della pausa vacanziera il Ministro dell&#8217;ambiente Stefania Prestigiacomo ha &#8220;firmato&#8221; anche gli altri due decreti VIA per la centrale di Vado Ligure (ampliamento) e Fiume Santo (sostituzione), che con Porto Tolle fanno tre progetti per centrali a carbone, come del resto ci aspettavamo.<br />
Due decreti sono già stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, manca ancora la pubblicazione di quello di Fiume Santo che arriverà a breve.<br />
Riportiamo qui sotto un articolo apparso oggi con le reazioni della Regione Liguria.</p>
<p>La Stampa 28/08/2009<br />
Reazioni - L&#8217;assessore all&#8217;Ambiente Franco Zunino<br />
&#8220;La Regione fa ricorso al Tar contro una procedura che scavalca gli enti locali&#8221;</p>
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</script></div><p>VADO LIGURE</p>
<p>La Regione annuncia ricorso al Tar contro il decreto di valutazione di impatto ambientale pubblicato dal ministro Prestigiacomo. L&#8217;assessore all&#8217;Ambiente Franco Zunino commenta: «Ovviamente ribadiamo che la giunta<br />
regionale non darà l&#8217;intesa sul progetto di ampliamento e inoltre<br />
concorderemo nei prossimi giorni con i Comuni di Vado e Quiliano la presentazione di un ricorso al Tar contro il decreto del ministero dell&#8217;Ambiente che ha dato il via libera all&#8217;ampliamento. Effettueremo un approfondimento con l&#8217;ufficio legale della Regione sui punti su cui verrà basato il ricorso. A mio parere esistono sia rilievi di tipo formale perché la Regione non è stata invitata a partecipare alla<br />
votazione finale della Via, sia perché il progetto di Tirreno Power è contrario al Piano energetico regionale e al Piano della qualità dell&#8217;aria. Per noi, insomma, questo progetto rappresenta una scelta sbagliata sia per il comprensorio di Savona, sia per la Liguria».<br />
I sindaci Attilio Caviglia (Vado) e Alberto Ferrando (Quiliano), pur avendo ricevuto la notifica del decreto ministeriale, un po&#8217; a sorpresa, hanno preferito non entrare nell&#8217;argomento ritenendo che il documento «non sia pubblico». Il pneumologo Paolo Franceschi, che da sempre si batte contro la centrale a carbone, afferma: «Al termine dei lavori di<br />
ampliamento la centrale avrà una potenza di 1900 Megawatt ma secondo Tirreno Power le emissioni di zolfo saranno ridotte del 7%, dell&#8217;1% degli ossidi di azoto e del 3% delle polveri. Il progetto Tirreno Power ha usufruito dell&#8217;Autorizzazione ministeriale unica prevista per le opere strategiche. Una procedura che prevede solo il parere consultivo<br />
degli enti locali. Per questo sarebbe stato indispensabile la<br />
presentazione di un ricorso legale che invece non è ancora partito».</p>
<p>Fonte: Greenpeace Italia</p>
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		<title>Aspettando Copenhagen</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 07:22:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zanke</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[clima]]></category>

		<category><![CDATA[copenhagen]]></category>

		<category><![CDATA[globale]]></category>

		<category><![CDATA[greenpeace]]></category>

		<category><![CDATA[riscaldamento]]></category>

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		<description><![CDATA[In quanto paesi alpini, l&#8217;Italia e la Svizzera sono toccati in modo particolare dal riscaldamento globale, con gran parte dei ghiacciai in ritirata. Le conseguenze sul clima – come indicato dagli scienziati membri dell&#8217;Ipcc (il panel dell&#8217;Onu che studia i cambiamenti climatici) – sono potenzialmente devastanti.
Per questo è fondamentale mantenere l&#8217;aumento delle temperature terrestri al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In quanto paesi alpini, l&#8217;Italia e la Svizzera sono toccati in modo particolare dal riscaldamento globale, con gran parte dei ghiacciai in ritirata. Le conseguenze sul clima – come indicato dagli scienziati membri dell&#8217;Ipcc (il panel dell&#8217;Onu che studia i cambiamenti climatici) – sono potenzialmente devastanti.</p>
<p>Per questo è fondamentale mantenere l&#8217;aumento delle temperature terrestri al di sotto di +2 gradi centigradi (finora la crescita è stata di 0.7 gradi). I leader mondiali, in occasione dell&#8217;ultimo G8, hanno accettato l&#8217;obiettivo 2 gradi, ma non hanno indicato il modo in cui verrà raggiunto. L&#8217;azione sul Monte Rosa è un memo, in vista della Conferenza sul clima di Copenhagen, il prossimo dicembre.</p>
<p>I paesi maggiormente responsabili dei cambiamenti climatici – tra i quali l&#8217;Italia – devono dare l&#8217;esempio. Greenpeace indirizza due richieste principali al governo italiano e alle altre nazioni industrializzate:<br />
- ridurre le proprie emissioni di CO2 del 40 per cento (rispetto al livello del 1990) da qui al 2020, e portarle il più vicino possibile a zero entro il 2050;<br />
- fornire risorse finanziarie ai Paesi in Via di Sviluppo pari ad almeno 110 miliardi di euro all&#8217;anno fino al 2020 per lo sviluppo delle rinnovabili, per fermare la distruzione delle ultime foreste tropicali, e per adattarsi agli inevitabili impatti del cambiamento climatico.</p>
<p>Senza precisi impegni in questo senso, l&#8217;obiettivo di mantenere l&#8217;aumento della temperatura media al di sotto dei 2 gradi sarà come scritto nella sabbia, e quindi impossibile da raggiungere.</p>
<p>Ghiacciai alpini, orsi polari, foche, iceberg sono tutti segnali della gravità del problema. Il momento di invertire rotta e limitare i danni per l&#8217;economia mondiale e per milioni di persone è adesso. O mai più! </p>
<p>www.greenpeace.org/italy/copenhagen</p>
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		<title>I veleni industriali soffocano la Puglia</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 06:45:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zanke</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[arpa]]></category>

		<category><![CDATA[brindisi]]></category>

		<category><![CDATA[co2]]></category>

		<category><![CDATA[emissioni]]></category>

		<category><![CDATA[industriale]]></category>

		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>

		<category><![CDATA[Puglia]]></category>

		<category><![CDATA[Taranto]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Arpa: «Dati critici». Emissioni maggiori che nel resto d’Italia
di GIUSEPPE ARMENISE - Gazzetta del Mezzogiorno 15/5/09
Quarantasei milioni di tonnellate di anidride carbonica (Co2), 248mila
chilogrammi di benzene, 32mila chilogrammi di idrocarburi policiclici
aromatici (Ipa), 54mila tonnellate di ossidi di azoto, 67mila tonnellate
di ossidi di zolfo, 547mila tonnellate di monossido di carbonio (Co),
12mila tonnellate di particolato (Pm), e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Arpa: «Dati critici». Emissioni maggiori che nel resto d’Italia</p>
<p>di GIUSEPPE ARMENISE - Gazzetta del Mezzogiorno 15/5/09</p>
<p>Quarantasei milioni di tonnellate di anidride carbonica (Co2), 248mila<br />
chilogrammi di benzene, 32mila chilogrammi di idrocarburi policiclici<br />
aromatici (Ipa), 54mila tonnellate di ossidi di azoto, 67mila tonnellate<br />
di ossidi di zolfo, 547mila tonnellate di monossido di carbonio (Co),<br />
12mila tonnellate di particolato (Pm), e infine le diossine: il 91% del<br />
totale delle emissioni d’Italia sono attribuibili alla Puglia.<br />
La scommessa industrialista della nostra regione, partita nell’immediato<br />
dopoguerra, presenta il suo terribile conto. Le cifre parlano da sole.<br />
Nel recentissimo rapporto sulle emissioni industriali redatto<br />
dall’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione dell’ambiente<br />
(Arpa) la Puglia primeggia, in negativo, in ciascuna delle graduatorie<br />
regionali. Qualsiasi sia il parametro preso in considerazione, il<br />
principale contributo alle quote nazionali di «deterioramento» della<br />
qualità dell’aria è sempre attribuibile alla nostra regione. Meglio,<br />
alle industrie della nostra reg ione. Così, oltre al già citato carico<br />
del 91% sul totale delle emissioni italiane di diossine, brillano (in<br />
negativo ovviamente) il contributo del 95,48% al totale delle emissioni<br />
nazionali di Ipa e l’81% di emissioni rispetto al totale nazionale<br />
riguardante il monossido di carbonio.</p>
<p>Anche la tendenza dà da pensare perché, andando a scorrere le<br />
statistiche passate dell’Inventario nazionale delle emissioni e delle<br />
loro sorgenti (Ines) si scopre che tanto per il benzene, quanto per le<br />
diossine e gli Ipa, a fronte di un calo delle emissioni tra 2002 e 2003,<br />
si è registrata una risalita dal 2004 che ha poi portato all’ultimo<br />
aggiornamento (quello relativo al 2006) con esiti che definire<br />
disastrosi non è un eccesso.<br />
La parte del «leone» (si fa per dire), in questa speciale classifica, la<br />
recitano ovviamente la provincia di Taranto (quasi raddoppiate le<br />
emissioni di Co2 tra 2002 e 2006) e Brindisi (è la seconda provincia<br />
anche se il dato, pur leggermente in crescita, resta stabile nel<br />
quinquennio considerato), Foggia diventa nel 2006 la quarta provincia<br />
per emissioni di Co2, sopravanzando Bari che è la provincia che sta<br />
meglio. Singolare il dato del benzene, visto che il totale delle<br />
emissioni si concentra sostanzialmente in maniera esclusiva tra le<br />
province di taranto e Brindisi. Le diossine sono invece un parametro<br />
esclusivamente tarantino, così come gli Ipa. Parliamo di inquinamento da<br />
pressione industriale, ovviamente. Va quindi specificato che i dati in<br />
questione si riferiscono non complessivamente alla qualità dell’aria e<br />
al quadro totale delle matrici inquinanti, ma solo a quanto attribuibile<br />
alle ciminiere degli stabilimenti industriali.</p>
<p>Quando si vanno ad analizzare i dati provinciali riferiti agli ossidi di<br />
azoto e di zolfo, si riempiono di dati anche le caselle riferite anche<br />
alle province ulteriori rispetto a Taranto. Anche se Taranto e Brindisi<br />
continuano a mantenere la guida del drappello pugliese con cifre e<br />
concentrazioni che non sono francamente paragonabili (il rapporto delle<br />
emissioni di ossidi di zolfo nel 2006 è di 53 a 1 se si confrontano<br />
Taranto e Bari) tra loro. L’Arpa, nel rapporto redatto da Roberto Giua,<br />
Stefano Spagnolo e Andrea Potenza, conclude: «Un possibile miglioramento<br />
dei livelli di qualità dell’aria risulta vincolato, nella nostra<br />
regione, ad una diminuzione delle emissioni industriali e, in<br />
particolare, all’adeguamento degli impianti di maggiori dimensioni alle<br />
migliori tecnologie disponibili».</p>
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		<title>Lasciata dal fidanzato fa causa a Facebook</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2009 11:03:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michele</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

		<category><![CDATA[facebook]]></category>

		<category><![CDATA[privacy]]></category>

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		<description><![CDATA[
Giorni difficili per Facebook in italia. Dopo le diffamazioni alla hostess del GF arriva un altro guaio legale per i vertici del social network più utilizzato al mondo ed in Italia: una giovane donna italiana - non iscritta al social network - si è rivolta all&#8217;Aidacon (Associazione Italiana per la Difesa dell&#8217;ambiente e del Consumatore) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mmalgare.netsons.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/04/facebook-two-face.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-260" title="facebook-two-face" src="http://mmalgare.netsons.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/04/facebook-two-face-300x112.jpg" alt="facebook-two-face" width="300" height="112" /></a></p>
<p>Giorni difficili per Facebook in italia. Dopo le diffamazioni alla hostess del GF arriva un altro guaio legale per i vertici del social network più utilizzato al mondo ed in Italia: una giovane donna italiana - non iscritta al social network - si è rivolta all&#8217;Aidacon (Associazione Italiana per la Difesa dell&#8217;ambiente e del Consumatore) per avviare un procedimento giudiziario contro Facebook ed un suo utente reo di aver pubblicato alcune vecchie foto della ragazza ai tempi del liceo abbracciata con un vecchio amico, foto che avrebbero causato una crisi sentimentale della donna con l&#8217;attuale fidanzato.</p>
<p>Illegale dell&#8217;Aidacon, Carlo Claps, ha spiegato che il fulcro della questione è da individuare nei &#8220;gravi danni che la giovane donna ha subito a causa della violazione della privacy messa in atto dalla pubblicazione delle foto da parte di un semplice conoscente e, quindi, senza alcuna sua autorizzazione&#8221;.</p>
<p>&#8220;Su Facebook - continua Claps - c&#8217;è un uso indiscriminato di foto. Il legislatore o l&#8217;Autorità Garante dovranno presto intervenire. Abbiamo già diffidato l’utente ad eliminare le foto dalla rete, unitamente ai responsabili di Facebook. Ora si procederà innanzi all’Autorità Giudiziaria&#8221;.</p>
<p>Certamente il rapporto tra la libertà di espressione degli utenti e la privacy è uno dei punti essenziali sui quali i vertici di Facebook dovranno interrogarsi ed intervenire mediante una disciplina rigorosa che garantisca - quantomeno ai non iscritti - il diritto alla riservatezza di fatti ed immagini personali.</p>
<p>[www.mrwebmaster.it]</p>
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		<title>Centrale a carbone di Cerano a Brindisi</title>
		<link>http://mmalgare.netsons.org/wordpress/centrale-a-carbone-di-cerano-a-brindisi</link>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 06:38:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zanke</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[brindisi]]></category>

		<category><![CDATA[carbone]]></category>

		<category><![CDATA[centrale]]></category>

		<category><![CDATA[enel]]></category>

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		<description><![CDATA[Disastro ambientale e associazione a delinquere finalizzata all&#8217;attività organizzata di traffico illecito di rifiuti pericolosi.
Questi i reati ambientali che hanno portato all&#8217;alba di oggi all&#8217;arresto di 10 persone nell&#8217;ambito di un&#8217;importante operazione del Corpo forestale dello Stato eseguita nelle province di Brindisi, Lecce e Reggio Calabria.
Gli arrestati, tra cui 4 portati in carcere e 6 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Disastro ambientale e associazione a delinquere finalizzata all&#8217;attività organizzata di traffico illecito di rifiuti pericolosi.<br />
Questi i reati ambientali che hanno portato all&#8217;alba di oggi all&#8217;arresto di 10 persone nell&#8217;ambito di un&#8217;importante operazione del Corpo forestale dello Stato eseguita nelle province di Brindisi, Lecce e Reggio Calabria.<br />
Gli arrestati, tra cui 4 portati in carcere e 6 agli arresti domiciliari, sono accusati di traffico illecito di rifiuti e associazione a delinquere.<br />
Tra gli arrestati alcuni funzionari ENEL della centrale a carbone di Brindisi.<br />
Notevole è il danno ambientale provocato dallo smaltimento illecito dei rifiuti pericolosi.<br />
L&#8217;inquinamento provocato dal rilascio di composti solubili ha effetti dannosi sulla salute pubblica a causa delle sostanze contaminanti nel suolo, nel sottosuolo e nella falda idrica, oltre all&#8217;alterazione paesaggistica ed idrogeologica, con conseguenti rischi di dissesto in un&#8217;area sottoposta a vincoli rigorosi.<br />
Le indagini iniziate nel 2005 e condotte dal nucleo investigativo provinciale della Polizia Ambientale e Forestale di Reggio Calabria, sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria.<br />
Alle indagini hanno collaborato anche i servizi segreti italiani,  l&#8217;AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna) l&#8217;ex SISDE, una collaborazione di rilievo visto che l&#8217;AISI ha fornito il suo importante e valido supporto al Corpo Forestale dello Stato.<br />
La delicata attività investigativa, iniziata dopo la  segnalazione dei cittadini, ha accertato l&#8217;esistenza di un&#8217;organizzazione  malavitosa dedita al traffico illecito di rifiuti pericolosi prodotti in Puglia presso la centrale a carbone Enel &#8220;Federico II&#8221; di Brindisi, in località Cerano e smaltiti illecitamente nel Comune di Motta S. Giovanni (Reggio Calabria), in località Lazzaro. Tra l&#8217;altro il tratto di costa di fronte Lazzaro è un sito di importanza comunitaria denominato &#8220;Fondali da Punta Pezzo a capo dell&#8217;Armi&#8221;.<br />
I rifiuti tossici, provenienti dalla più grande centrale termoelettrica d&#8217;Italia a carbone e una delle più grandi d&#8217;Europa, venivano occultati in una cava di argilla adiacente un&#8217;industria di laterizi  nella preziosa area sottoposta oltretutto a vincolo idrogeologico e paesaggistico.<br />
Gli scarti, classificati come rifiuti pericolosi, venivano declassificati e  trasformati, con certificati di analisi ad hoc, in rifiuti non pericolosi ed avviati, apparentemente, al recupero per la produzione dei laterizi.<br />
L&#8217;enorme traffico illecito è stato scoperto grazie all&#8217;acquisizione di documenti, riprese video ed intercettazioni telefoniche.<br />
Diversi anche i sopralluoghi realizzati dal Corpo Forestale presso le imprese produttrici dei rifiuti e presso il sito di ultima destinazione.<br />
Migliaia sono le tonnellate di rifiuti smaltiti spacciandoli per rifiuti non pericolosi e occultandoli in un&#8217;area sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale a poca distanza dal mare, vicino a terreni agricoli, infatti sono circa 100mila le tonnellate di rifiuti smaltiti dal gruppo criminale nel 2006 e 2007 per un profitto di oltre 6milioni e 400mila euro l&#8217;anno.<br />
Sono stati posti sotto sequestro dal Corpo Forestale anche la cava, l&#8217;industria di laterizi con automezzi e macchine per movimento terra e 15 autoarticolati utilizzati per i trasporti dalla centrale a carbone di Brindisi a Reggio Calabria, per un valore totale di circa 7 milioni di euro.</p>
<p>La centrale ENEL Federico II, da dove provenivano i rifiuti tossici, è una centrale termoelettrica a carbone e si trova presso la località Cerano nel territorio di Brindisi. Per estensione è la più grande centrale a carbone d&#8217;Italia, addirittura più grande della centrale a carbone di Civitavecchia, infatti ha un&#8217;estensione di circa 270 ettari ed è tra le centrali a carbone più grandi d&#8217;Europa.</p>
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