Ecco un’altra ‘faccia’ di facebook

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Purtroppo anche circostanze tragiche come quelle relative al post-terremoto non mancano di solleticare l’avidità di sciacalli e truffatori; non fa eccezione la recente tragedia che l’Abruzzo continua a vivere in questi giorni a cui si aggiunge la beffa di false raccolte fondi on line architettate da personaggi senza scrupoli.

Un tempo lo sciacallo era un bieco individuo che si aggirava per le macerie dopo le catastrofi alla ricerca dei beni altrui, oggi è spesso un truffatore armato di tastiera; è il caso di un certo Marco Pellegatti che ha creato un gruppo su Facebook per simulare la raccolta di fondi per i terremotati d’Abruzzo.

Forse per rendere più credibile il suo annuncio, l’uomo ha dichiarato di essere nipote del noto giornalista sportivo Carlo Pellegatti; il telecronista e intervistatore in forza alle reti Mediaset ha però immediatamente SMENTITO l’identità del falso nipote. (mrWebmaster)

Su Facebook una falsa raccolta di fondi per il terremoto

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Bella foto - By Rosi

rosati

Complimenti Matteo, gran bella foto.

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IN ATTESA DEL NUCLEARE PULITO…

In attesa che il nucleare pulito possa eventualmente essere realizzato in larga scala, vi consiglio di vedere la puntata di report (Rai) del 29 marzo, di cui ho riportato i link sotto (sia youtube che il sito Rai).

Le centrali che si vogliono realizzare in Italia in collaborazione con la Francia (di cui un sito probabile è Chioggia) sono di 3° generazione ovvero gli EPR.
Il nucleare è una scelta inappropriata che il mercato ha già bocciato (USA per esempio), non offre una vera e propria garanzia di  indipendenza energetica perchè sia la tecnologia che il conbustibile arrivano dall’estero, e va pure contro gli obiettivi dell’UE che chiedono da dare un evidente cambio di rotta nel breve termine.

Il nucleare non ha risolto nessuno dei suoi problemi, da quello delle scorie alla sicurezza intrinseca alla proliferazione nucleare. Anche raddoppiando l’attuale numero di reattori (cosa che accelererebbe l’esaurimento delle risorse accertate di Uranio che, ai livelli attuali, non superano i cinquant’anni)  il contributo del nucleare alla riduzione delle emissioni sarebbe marginale, non oltre il cinque per cento. Con gli stessi investimenti in maggiore efficienza energetica negli usi finali l’effetto di riduzione delle emissioni sarebbe fino a sette volte superiore.

Per la tecnologia francese EPR, esistono solo due cantieri: uno in Finlandia e uno in Francia, nessun impianto è già in funzione. In Finlandia i costi effettivi a metà della costruzione hanno già superato del 50 per cento il budget. L’autorità di sicurezza nucleare finlandese ha riscontrato 2100 non conformità nel corso della costruzione.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-17f2ebfb-98a5-428f-8df2-d1634b60decc.html?p=0

http://www.youtube.com/watch?v=WF1Sr-VgLqU

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G20: MA L’AMBIENTE DOV’È FINITO? SEMBRA DI STARE SUL TITANIC

LONDRA, 2 aprile 2009 – Ponendo la crisi climatica in fondo alla propria agenda, i leader del G20 hanno fallito. È stata persa un’opportunità strategica per mettere al sicuro l’economia globale nel lungo termine e la salute dell’ambiente. È questo il commento di Greenpeace ai risultati del G20 appena conclusosi a Londra.

“Affrontare i cambiamenti climatici negli ultimi comunicati ufficiali del G20, come qualcosa che possa attendere, non mostra il senso di urgenza che questo problema merita”, sostiene John Sauven, direttore esecutivo di Greenpeace UK. “Centinaia di miliardi sono stati trovati per il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, ma per innescare la transizione verso un’economia verde non è stato messo nemmeno uno spicciolo sul tavolo: solo vaghe aspirazioni, parole e parole, accordi per trovare accordi”.

Nonostante l’appello del presidente Barack Obama, la richiesta di un’azione globale contro i cambiamenti climatici è stata ignorata. I governi non si sono impegnati a finanziare la crescita sostenibile dell’economia a livello locale e internazionale. Il Summit avrebbe dovuto concludersi con la decisione delle nazioni più ricche del G20 di destinare almeno l’1 per cento del loro prodotto lordo a misure “verdi”. Mentre il resto dei partecipanti avrebbe dovuto impegnarsi ad accelerare il salto dall’attuale modello di sviluppo – fondato sui combustibili fossili, responsabili dei gas serra – a un futuro centrato sulla sostenibilità delle energie rinnovabili.

“Mentre il mondo cade a picco verso una crisi climatica, i leader del G20 riordinano le sedie a sdraio sul Titanic, mantenendo la stessa rotta verso la catastrofe”, continua Sauven. “Un chiaro impegno finanziario verso investimenti e impieghi verdi avrebbe potuto contribuire a metter in moto  un’economia sostenibile e ad affrontare i cambiamenti climatici. Il G20 ha deluso il mondo perdendo questa opportunità così vitale per risolvere questi due crisi simultaneamente, in vista del vertice di Copenhagen sul clima che si terrà a fine anno”.

Nel lungo periodo, non c’è salvataggio dell’economia senza affrontare il riscaldamento globale, come ha dimostrato anche il rapporto di Nicholas Stern, ex capo economista della Banca Mondiale. Se i leader del mondo non riusciranno a prendere le decisioni necessarie in breve tempo, gli impatti dei cambiamenti climatici costeranno circa il 20 per cento del prodotto interno globale: più che durante la Grande depressione e le guerre mondiali messe insieme. Senza contare i costi in vite umane e l’alto tasso di estinzione di specie animali e vegetali.

Fonte: Greenpeace Italy

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